Le Grotte Gialle

Da La California Italiana.

Indice

Avvertenze

Questa pagina è basata su memorie di paese, documenti e pubblicazioni raccolte nel tempo. Alcuni aspetti come la geologia della zona e la loro origine etrusca avrebbero necessità di contributi da parte di esperti che ho difficoltà a reperire. Se avete info o suggerimenti contattatemi qui: info@lacaliforniaitaliana.it

Marco Andrenacci

Una volta erano le Grotte delle Tane

Fino ad alcuni decenni fa erano semplicemente le "Grotte delle Tane" (dal fosso delle Tane che scorre lì vicino). Hanno sempre suscitato un grande interesse, anche quando erano meno famose di oggi. Le ricordo come meta esotica dei giovani gabbanesi (gli abitanti di La California) e terra di confine con i vicini bibbonesi. A quei tempi erano ancora numerose le scritte che ricordavano il loro utilizzo durante l'ultima guerra come rifugio per gli sfollati. Oggi queste scritte sono scomparse quasi del tutto. Peccato non aver rintracciato (per il momento) foto di quel periodo.

Negli ultimi anni sono diventate molto di moda (su Google si trovano più di 7000 pagine su di loro) aiutate in questo dal milione e passa di presenze turistiche annuali nella vicina Marina di Bibbona. Frequente trovare turisti grondanti sudore spuntare del folto bosco che le circonda a causa delle approssimative informazioni fornite dai navigatori.

  • Le Grotte Gialle, grotta A
  • Le Grotte Gialle, grotta B

L'elemento più distintivo è il colore giallo intenso della roccia in cui sono scavate. Si tratta di una formazione locale di Calcarenite che conferisce all'intero sito una tonalità calda e luminosa, da cui deriva il nome "Grotte Gialle". La zona tra Riparbella (Pisa) e Bibbona (Livorno) passando per Montescudaio (Pisa) è infatti caratterizzata da depositi (argille, arenarie, calcari e conglomerati) accumulatisi durante la trasgressioni marine (il mare sale di livello e ricopre le superifici terrestri) avvenute nel corso del Pleistocene, i resti fossilizzati dei piccoli abitanti del mare di allora sono tutt'ora ben visibili nella roccia.

Le Grotte Gialle sono un suggestivo complesso di cavità artificiali che si trova nel territorio di Bibbona, in provincia di Livorno, immerso nella Macchia del Felciatello che è parte della Riserva Naturale della Macchia della Magona. In realtà tutta la Macchia del Felciatello così come pure l'area che circonda Bibbona è costellata di numerose grotte scavate nello stesso tipo di roccia. Le Grotte Gialle sono immerse in un ambiente boschivo rigoglioso, tipico della macchia mediterranea toscana. La vegetazione circostante (lecci, sughere, arbusti) crea un contrasto cromatico notevole con il giallo pallido della roccia, rendendo il luogo particolarmente affascinante dal punto di vista paesaggistico.

E' possibile visitare altri tesori di calcarenite procedendo verso monte sullo stesso sentiero usato per arrivare alle Grotte Gialle. La Grotta Partigiana (vedi sotto) e l'Orrido del Botro Ferracone con la Grotta del Ferracone si trovano poco più a nord. Mentre poco più nord del parcheggio usato per arrivare alle Grotte Gialle c’è il complesso delle Grotte di Bisecco creato dalla erosione del Botro Bisecco.

Non si tratta di fenomeni carsici naturali, ma di vani e cunicoli scavati dall'uomo; ancora oggi sono ben visibili le tracce degli utensili utilizzati per scavarle. Alcune cavità presentano forme regolari, soprattutto quelle realizzati con la forma di cunicoli con un ingresso ed una uscita come la Grotta Gialla B o la Grotta Partigiana, altre come le Grotte Gialle A hanno una forma piuttosto irregolare.

Il complesso è un esempio affascinante di interazione tra l'attività umana e la conformazione geologica del luogo. La facilità con cui la calcarenite può essere scavata ha permesso la creazione di queste strutture sotterranee, che si sono conservate nel tempo.

L'Orrido del Ferracone

La loro peculiarità risiede nell'aspetto visivo e geologico, al di là delle incertezze sulla loro origine storica: ad oggi la loro origine etrusca è ancora dibattuta anche se molte delle grotte intorno a Bibbona, anch'esse scavate nella stessa Calcarenite gialla, sono senza dubbio di origine etrusca (vedi più sotto e qui la sezione dedicata al prof. Pietro Rapezzi qui [[1]).

Mappa dei luoghi, Macchia del Felciatello e Bibbona

Prima dell'attività umana questa zona è stata profondamente modificata dall'azione erosiva dell'acqua nel corso dell'ultimo milione di anni: i botri del Ferracone, di Bisecco, delle Bugne hanno creato profonde gole nel terrazzo di calcarenite formatosi nel Pleistocene. Nel caso del botro Ferracone la gola è profonda alcune decine di metri: un vero e proprio orrido ancora poco noto.

Poco più a sud, il Fosso della Madonna ed il botro di Bacco hanno scavato il terrazzo pleistocenico lasciando un piano sopraelevato... proprio dove sarebbe sorto il castello di Bibbona.

Tutto intorno pareti di Calcarenite ed antiche grotte, tutto molto suggestivo.

  • Una delle pareti di Calcarenite del Castello di Bibbona
  • Parete di Calcarenite, Via della Camminata, Bibbona
  • Bibbona area: Geological cross section (10)

Breve cronistoria delle Grotte Gialle

Le Grotte Gialle hanno una lunga ed affascinante storia che inizia nel Pleistocene, oltre 2 milioni di anni fa quando miliardi di microorganismi marini iniziarono a depositarsi sul fondo del mare poco profondo che ricopriva questa zona. Le ere geologiche si susseguono: gli strati si consolidano, altri si formano a causa delle numerose risalite e discese del livello del mare dovute sia al susseguirsi della glaciazioni che all'abbassamento del suolo legato alla distensione causata dall'innalzamento delle colline retrostanti. Altre volte sopra queste formazioni si depositano sabbie ed argille provenienti dalle stesse colline che si disgregano sotto l'azione degli agenti atmosferici. Infine queste nuove terre emersero definitivamente, inizia così l'azione erosiva dei fossi e botri che scavano profonde incisioni esponendo alla luce del Sole splendide e luminose pareti di calcare.

Un ambiente affascinante e perfetto per l'uomo.

I primi esemplari arcaici del genere Homo arrivati "poco prima" dall'Africa sono i primi ad approfittarne. Il ruscellamento unito alle azioni levigatrici del mare hanno lasciato la superfice dei terrazzi marini, non ancora erosa dai corsi d'acqua, costellata di ciottoli, soprattutto di Diaspro ma anche Selce e Quarzite, perfettamente levigati: un invito a nozze per le bande di Homo erectus o Homo heidelbergensis che circa 700 mila anni fa si trovarono a passare in questa zona. Decisero di fermarsi tra le Grotte Gialle e Bibbona, nei pressi di una antica spiaggia marina per creare una industria di manufatti litici: i choppers scoperti a centinaia grazie alle ricognizioni archeologiche che si sono susseguite dal 1974. Fu proprio H. heidelbergensis ad evolversi fuori dall'Africa, secondo la teoria oggi più accreditata, in Homo neanderthalensis [8]. Possiamo dire che essi furono i primi abitanti di Bibbona.

Fisionomia di un ipotetico antenato che ricorda quella dell’uomo di Ceprano probabilmente simile a Homo heidelbergensis, Le Scienze di agosto 2011

Il tempo continua a trascorrere, l'azione erosiva dei corsi d'acqua si fa ancora più marcata e le incisioni delle formazioni pleistoceniche si fanno più marcate: adesso le pareti di Calcarenite, in alcuni punti alte fino a dieci metri, sono parte integrante del paesaggio. Alcune migliaia di anni fa il territorio doveva essere già molto simile a come lo vediamo oggi.

E' adesso il tempo di Homo sapiens e del primo popolo che si innamorò di questi luoghi decidendo di prosperarvi: gli etruschi decisero di utilizzare la sommità di uno sperone di Calcarenite, creato dalla pazienza erosiva millenaria del Fosso della Madonna e del Botro di Bacco, per costruirvi le proprie abitazioni (l'ubicazione dell'abitato etrusco è ancora incerto). Tutto intorno e sotto, tombe ipogee per la città dei morti.

Mappa della Toscana occidentale di Leonardo Da Vinci, 1503, dettaglio, Bibbona con le sue mura castellane sopra le pareti di Calcarenite

Duemila anni dopo qui sarebbe sorto il castello di Bibbona immortalato da Leonardo da Vinci con le sue alte pareti di calcarenite nella famosa mappa della Toscana occidentale. La sapienza medioevale aggiunse mura di pietra sulla sommità delle pareti di Calcarenite. Le antiche tombe etrusche già depredate in antico trovarono un nuovo utilizzo come cantine, ricovero per gli animali o discariche.

Probabilmente altre grotte vennero scavate a seconda delle esigenze. Alcune volte, ad esempio, per usarle come porcarecce per ricoverarvi i maiali allevati allo stato semibrado, altre volte per ricoverarvi uomini, donne e bambini in fuga dall'ennesima guerra. L'ultima volta ottanta anni fa, la memoria di questa ultima volta è ancora viva tra i più anziani.

Non solo Grotte Gialle

Introduzione

Come detto, tutta l'area compresa tra Riparbella e Bibbona sorge sulle stesse formazioni di Calcarenite pleistocenica sormontate da sabbie più recenti. Di conseguenza gli affioramenti di questi calcari, esposti alla continua azione erosiva dei corsi d'acqua, sono piuttosto comuni in tutto questo territorio. In molti casi l'uomo vi ha creato delle grotte.

Probabilmente le due aree più suggestive sono quelle delle Grotte Gialle e del paese di Bibbona quest'ultimo costruito su uno sperone esposto di Calcarenite con un numero impressionante di cavità artificiali nei dintorni, alcune delle quale sicuramente di origine etrusca.

Qui sotto le grotte di cui sono a conoscenza. Le numerose grotte di Bibbona non sono elencate.

Complesso delle Grotte Gialle

Si trova nella Macchia del Felciatello lungo il Botro di Ferracone

Le Grotte Gialle A, sono oggi note come Grotte Gialle anche se una volta erano le Grotte delle Tane

Le Grotte Gialle B e C, altre due grotte del complesso delle Grotte Gialle. La grotta C, si trova pochi metri a sinistra ed è composta da un'apertura che porta ad una cavità al di sotto del livello di calpestio, il crollo del soffitto non permette di capirne le reali dimensioni. La grotta B invece si trova sempre nella stessa area ma 20 metri più verso est. Al contrario delle più famose Grotte Gialle è composta da un unico cunicolo di una ventina di metri con due diversi ingressi.

La Grotta Partigiana si trova poche centinaia di metri più a monte rispetto alle Grotte Gialle sull'alveo del Botro del Farracone, una scritta sull'ingresso ricorda senza dubbio l’utilizzo durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Grotta del Ferracone si trova nella parete dell'Orrido del Ferracone, è composta da solo un ingresso ed è profonda solo due metri.

Complesso delle Grotte di Bisecco

Si trova nella Macchia del Felciatello lungo il Botro Bisecco

Le Grotte di Bisecco è un complesso di grotte che si trovano sulla Via delle Tane 300 metri oltre il parcheggio usato per visitare le Grotte Gialle. E' composto da almeno 3 grotte (A, B e C) molto rovinate a causa di numerosi crolli. Sembra di scorgere alcuni altri ingressi ostruiti dai detriti. La parete di Calcarenite nella quale sono state ricavate è stata esposta dall'azione del Botro Bisecco.

Altre grotte nella Macchia del Felciatello

Le Grotte delle Bugne si trovano presso il margine sud della Macchia del Falciatello, tra il Podere Bugne e Verguccia. Non sono ancora riuscito a ritrovarle...

Le Buche sono una serie di piccole cavita che si trovano sull’argine destro della parte inziale della strada cava che si percorre per raggiungere le Grotte Gialle dopo aver parcheggiato l’auto. Gli abitanti del luogo non hanno mai capito cosa siano e per quale motivo siano state scavate.

Altri boschi

Le Grotte Acquerta sono state realizzate nella formazione pleistocenica scavata dall'omonimo torrente e si trovano a Collemezzano, 5 km a nord-est di Cecina. Sono state oggetto di un interessante articolo di alcuni anni fa de Il Tirreno in cui veniva ricordata la loro costruzione durante la Seconda Guerra Mondiale [link].

Ad esse è anche dedicato il percorso N. 12 "Giugno 1944 - I rifugi dell'Acquerta" [link] in Passi di Memoria, 18 percorsi a piedi tra i luoghi delle stragi nazifasciste nella valli del Cecina e del Fine pubblicato nel 2024 da ANPI ed ISTORECO.

Le Grotte Parmigiani e le Grotte di Linaglia. Questi due gruppi di grotte si trovano rispettivamente sul fosso dei Parmigiani e sul Torrente Linaglia, pochissimi chilometri a nord delle Grotte Gialle con le quali sono parte di un interessante e suggestivo anello escursionistico con partenza da Casale Marittimo [link].

Mappa dei luoghi, Grotte Parmigiani e di Linaglia

Lunga cronistoria della Grotte Gialle

Pleistocene, da circa 2 milioni di anni fa

La storia delle Grotte Gialle inizia nel Pleistocene oltre due milioni di anni.

Questa epoca geologica è stata caratterizzazioni da continue variazioni (diminuzione ed aumento) del livello del mare (fino a 100 metri) dovute all'alternarsi dei periodi glaciali con il conseguenze accumulo e scioglimento di enormi calotte di ghiaccio. A questo fenomeno si è aggiunto, nella fascia costiera toscana, l'abbassamento del suolo a causa dei fenomeni distensivi successivi alla formazione delle colline retrostanti.

Il risultato è una successione di eventi (cicli) in cui il mare ricopre superfici prima emerse (trasgressione) oppure scopre superfici prima sommerse (regressione). Le trasgressioni possono essere "fredde" oppure "calde" se avvengono durante o dopo un periodo glaciale (periodo inter-glaciale caldo), la presenza del mare favorisce l'accumulo di sedimenti spesso di origine calcarea grazie alla deposizione degli organismi marini. E' proprio dalla analisi dei fossili marini che è possibile stabilire la presenza di "ospiti" caldi o freddi. Questa calcarenite è caratterizzata dalla presenza di numerosi fossili marini visibili ad occhio nudo.

L'immagine qui sotto tratta della Carta Geologica della Toscana [4] mostra chiaramente come l’area tra Riparbella e Bibbona passando per Montescudaio (area indicata con il numero 6) sia caratterizzata dai depositi (argille, arenarie, calcari e conglomerati) accumulatisi durante le trasgressioni marine avvenute nel corso del Pleistocene.

Nella nostra zona sono stati individuati tre cicli con la deposizione di altrettanti strati di depositi in ambiente marino:

  • il più antico dei tre, risale a 2 milioni di anni fa, è quello relativo al deposito dei Calcari arenatici di Montescudaio con uno spessore anche di 100 metri avvenuto in ambiente freddo
  • il secondo ciclo avvenuto 1,5 milioni di anni fa ha lasciato depositi marginali
  • il terzo deposito, il più giovane, si è formato in un periodo compreso tra 1,2 milioni e 0,7 milioni di anni fa ed è denominato Conglomerati, calcareniti e sabbie di Bibbona dello spessore fino a 30 metri, questa volta l'ambiente era caldo

Infine, i Conglomerati di Bolgheri di delta fluviale hanno ricoperto in parte le superfici lasciate scoperte dal mare dopo le successive regressioni.

Carte Geologica della Toscana, dettaglio

La descrizione dei tre cicli riporta in alto è tratta dal documento divulgativo intitolato Strani coni nell'oasi 'Giardino' di Riparbella (Pisa, Italy) a cura di Luigi Bagagli, Massimo Magni, Piero Pistoia e con la collaborazione di Enrico Bonino geologo-paleontologo e ricercatore esterno presso l’Università di Liegi [5]. Il documento tratta l'area di Riparbella, comunque la vicinanza con Bibbona ci permette di estendere la maggior parte dei concetti al territorio bibbonese. In appendice Appendice un estratto del documento.

Homo heidelbergensis, circa 700 mila anni fa

L'area compresa tra il fosso delle Tane ed il vicino botro delle Bugne è un'area di interesse non solo nazionale per quel che riguarda l'archeologia preistorica: i choppers di Bibbona rappresentano una delle testimonianze più antiche della presenza umana in Toscana, risalente al Paleolitico inferiore.

Il giacimento archeologico di superficie è stato scoperto nel 1974 da A. Galiberti. I reperti sono stati rinvenuti in un'area compresa tra Bibbona e le Grotte Gialle e sono associati geologicamente alle Sabbie di Val di Gori. Gli strumenti sono stati ricavati principalmente dalla lavorazione di ciottoli locali (soprattutto diaspri, una pietra molto diffusa in quella zona). Si tratta di ciottoli di grandi dimensioni scheggiati su una sola faccia per ottenere un margine tagliente (unifacciali).

L'attribuzione dei reperti è stata oggetto di discussione scientifica a causa della loro natura di superficie, che rende complessa la datazione stratigrafica precisa:

  • Cronologia: i manufatti sono stati inizialmente attribuiti al periodo interglaciale Günz-Mindel. Studi successivi hanno proposto una collocazione pre-Mindeliana (tra l'Emiliano e il Mindel), situandoli in un arco temporale compreso tra 800.000 e 500.000 anni fa.
  • Cultura: sono stati ascritti alla cosiddetta Pebble Culture (Cultura del ciottolo), la più antica tecnologia litica conosciuta.
  • Specie umana: sebbene l'attribuzione non sia certa, la letteratura scientifica associa tipicamente questa industria litica a Homo heidelbergensis o forme arcaiche di Homo erectus presenti in Europa in quel periodo. La datazione dei choppers (800.000-500.000 anni fa) li colloca proprio nella fase di transizione: se i 500.000 anni fossero confermati, l'autore più probabile sarebbe proprio un Homo heidelbergensis arcaico che in Europa è considerato l'antenato diretto dell'uomo di Neanderthal.

Gli strumenti litici che sono stati ritrovati sono oggi esposti al Museo di Storia Naturale di Livorno ed al Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi” [url].

Choppers da Bibbona, Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”

Questa è la descrizione fatta da Franco Sammartino (Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno) in occasione della preparazione della esposizione del Capro di Bibbona nel 2005 [12]:

Allo stato attuale delle ricerche le località del territorio di Bibbona che hanno restituito manufatti preistorici sono solamente una diecina, tutte situate nella zona collinare. Alcune delle centinaia di reperti rinvenute stanno comunque ad indicare una notevole frequentazione dell'Homo erectus durante il Paleolitico inferiore fra i 700.000 ed i 500.000 anni fa.
La maggior parte degli strumenti è ottenuta utilizzando ciottoli di diaspro, selce e quarzite che questi nostri antenati raccoglievano nelle ampie spianate di origine marina a nord-nord-ovest di Bibbona. Questa industria è stata attribuita al filone culturale detto "su ciottolo" ed al momento risulta essere una fra le più antiche d'Italia. I cacciatori paleolitici oltre a ciottoli scheggiati su un lato o su due lati producevano, anche se in minor numero, strumenti su schegge, come raschiatoi carenati e denticolati. Le principali località nelle quali sono stati effettuati i ritrovamenti sono: Sassetta, Le Bugne e Macchia del Felcianello.
In queste zone l'Homo erectus" sostava per produrre gli srumenti sia in pietra che in legno (che purtroppo non si sono conservati) che gli occorrevano per cacciare, per tagliare la carne e scarnificare le ossa delle prede.
Un altro tipo di industria, assai rara in Toscana, è quella di tipo "Tayaziano" rinvenuta in località Le Mezzelune caratterizzata dalla produzione di manufatti ottenuti da schegge con faccia ventrale diedra. Gli strumenti più comuni sono i raschiatoi, concavi e convessi, i denticolati e le intaccature, quasi tutti ottenuti con ritocco profondo scalariforme.
L'unica stazione conosciuta del Paleolitico medio si trova nei pressi della località La Ripa con numerosi strumenti e schegge di tecnica Levallois: nuclei discoidali, raschiatoi trasversali e laterali sia marginali che profondi, lame, punte e rari denticolati. A Bibbona non si hanno tracce di frequentazione umana nella preistoria dalla fine del Paleolitico medio all'Età dei metalli.
Fa eccezione un pugnale in selce verdastra con raffinata lavorazione bifacciale rinvenuto in località La Pievaccia ed attribuito alla cultura di Rinaldone dell'Eneolitico.

Etruschi, 2500 anni fa

Le Grotte Gialle sono ritenute essere delle tombe a camera etrusche. Cercando on-line parrebbe che questa sia una certezza.

In realtà non sono riuscito a recuperare alcuno studio che attesti con sicurezza questa origine a parte la ricognizione archeologica indicata qui sotto che le ha classificate come parte di una necropoli di tombe a camera. Sicuramente non sono noti ritrovamenti di epoca etrusca: non c'è traccia di alcun reperto nei musei della zona.

La recente Carta Archeologica dei comuni di Bibbona e Casale Marittimo [7] redatta dalla dott.ssa Elena Genovesi contiene una breve descrizione di quella che è considerata una necropoli di tombe a camera divida in sue settori, una presso le Grotte Gialle e la seconda presso le Grotte di Bisecco.

In appendice è possibile trovare la descrizione completa:

Le 4 tombe, vincine tra loro, presso le Grotte Gialle presentano una planimetria similare con ingresso quadrangolare che immette in una camera divisa in due vani da un semipilastro che costituisce una parete divisoria tra due ambienti. La planimetria di queste quattro tombe sembrerebbe poter ricondurre a modelli volterrani e del territorio volterrano di età arcaica. Una ulteriore tomba caratterizzata da un dromos con andamento in pendenza è soggetta ad un crollo. Le tombe presso le Grotte Bisecco non sono state descritte a causa degli estesi crolli che ne hanno compromesso l'aspetto originario.

Nonostante la possibile incertezza sulla loro origine, hanno ricevuto le attenzioni dei tombaroli: ricordo di avere trovato molti anni fa, nascosti lì vicino, i loro attrezzi e tutt'ora sono ben evidenti le tracce delle loro "attività" (la camera di destra della grotta A3): buchi fatti con le loro aste alla ricerca di camere nascoste! Nessuna nuova camera è stata comunque scoperta negli ultimi decenni.

Grotte Gialle A, Fori lasciati dall'asta dei tombaroli, li puoi vedere anche nel modello VR 3D link

Come anticipato, diverse grotte presenti intorno al centro abitato di Bibbona, anch'esse scavate nella stessa Calcarenite gialla, sono state attribuite con certezza agli etruschi grazie al ritrovamento di manufatti ed alla presenza delle panchine per le deposizioni. Nella sezione dedicata al prof. Pietro Rapezzi [[2]] sono riportati i suoi articoli alcuni dei quali trattano le grotte bibbonesi. In particolare, nei suoi articoli Rapezzi riconosce in alcuni vani, scavati nella calcarenite, nei dintorni di Bibbona delle tombe etrusche a cui attribuisce i nomi Macchietta, Uliveta, Bandita e Zingaia. Purtroppo oggi queste grotte non sono più identificabili. In tutti i casi le tombe ipogee sono caratterizzate da un dromos (corridoio di accesso) con, al termine, delle camere piuttosto simmetriche tutte dotate di letti di deposizione.

Grotta ai frati, Una delle grotte attribuite da Rapezzi al popolo etrusco

Addirittura una tomba a camera, composta da tre vani, è venuta alla luce nel 2018 grazie al crollo di un pavimento stradale nel centro storico di Bibbona. Oggi questa tomba a camera è stata recuperata e messa in sicurezza, aprendo al pubblico nel marzo 2024 come nuovo sito archeologico. E' datata a VI secolo a.C.. Qui la descrizione: Tomba Etrusca Bibbona 28 marzo 2024.

Al contrario le Grotte Gialle non presentano alcun dromos (a parte la grotta C presso il complesso delle Grotte Gialle), le camere sembrano realizzate in modo disordinato e, infine, i letti di deposizione non sono presenti. Nulla esclude che esse siano state rimaneggiate in epoca moderna...

Porcarecce e cave, 200 anni fa

In questa parte di Toscana erano nei secoli scorsi molto diffuse le "Porcarecce". L'etimologia del nome "Porcarecce" deriva direttamente dal termine "porco" (dal latino porcus).

Le porcarecce erano anticamente le strutture o i recinti (spesso capanne rudimentali o ripari in pietra e frasche) destinati al ricovero dei maiali che venivano allevati allo stato brado o semibrado all'interno dei boschi, dove gli animali potevano nutrirsi di ghiande e tuberi. I ripari (le porcarecce) servivano per proteggere gli animali durante la notte o nelle stagioni più rigide. A Bibbona abbiamo alcuni esempi di antiche Porcarecce come quella nel presi di Casetta di Sampo di Sasso costruita in pietra. Ho parlato di questa porcareccia nel mio articolo Il Mulino del maltempo

Ecco il resoconto del naturalista Giovanni Targioni Tozzetti redatto nella seconda metà del 1700 a seguito della sua visita nel territorio di Bibbona [13]:

Da Bibbona tornando verso Cecina si trovano nel terreno di Collina molti stati di Ghiaia ed in luogo detto le Tane vicino alla Pievaccia si trovano alcuni grossi strati Orizzontali di Panchina sotto de quali sono state scavate dentro al Tufo certe grotte per riporvi i Maiali. I pietrami della Chiesa rovinata detta la Pievaccia di Bibbona di cui parlai a pag. 358 sembrano essere stati levati di questo luogo. Il terreno della Collina nel Comune di Bibbona perlopiù è di Tufo grossolano con molta ghiaia mescolata ed è coperto di folta macchia specialmente di Lecci perchè queste piante vi trovano bene.

Il Podere Pievaccia si trova molto vicino alle Grotte Gialle (2 km in linea d'aria). Molto probabile che Tozzetti si sia riferito al complesso delle Grotte Gialle nel suo resoconto. Delle grotte esistevano dunque già nel 1700, ed è chiaro che allora la loro funzione nota fosse quella di porcarecce.

L'immagine qui sotto è un particolare della Carta della Tenuta di Bibbona, datata 1787, conservata presso la sede comunale di Bibbona. Nei pressi delle attuali Grotte Gialle si trova la Porchareccia del Sig.re Mannari mentre nei vicino al parcheggio si trova una Ferrieracce rovinate ed una Porchereccia del Sig.re Cancellieri. Di tutte queste strutture oggi non rimane alcuna traccia... a parte la testimonianza di Tozzetti.

Particolare della Carta della Tenuta di Bibbona, 1787

In effetti l'ambiente delle Grotte Gialle è quello che in tutto il territorio circostante ospita gli strati più vasti ed esposti di "Panchina". Osservando la disposizione delle Grotte Gialle appare evidente come la parete che ospita gli ingressi della Grotta A sia molto rientrata rispetto alla parete della Grotta B, appare improbabile che si sia formata naturalmente a seguito dell'erosione provocata dal Botro del Ferricone. Per non parlare della parete della Grotta B che mostra un angolo retto con la parete adiacente. Tutti indizi che suggerisco un antico utilizzo di questo luogo come cava o, in ogni modo, una pesante rimodellazione dell'ambiente naturale da parte dell'uomo.

Mi permetto qui di evidenziare che in tutto il territorio comunale non sono stati individuati resti di antiche cave che pure potevano esistere per fornire i blocchi di arenaria utilizzati, ad esempio, per l'edificazione delle diverse tombe a Tholos che esistevano nel Piano di Bibbona. Due delle quali (Tomba del Crocino e del Poggetto, vedi la sezione dedicata a Pietro Rapezzi) lungo il Fosso delle Tane solo 3 km verso il mare.

Blocchi di calcare del dromos della tomba a Tholos della Ghinchia, VI a.C.

L'occhio attento di Tozzetti sembra aver colto una somiglianza tra i blocchi di Panchina delle vecchia chiesa della Pievaccia e gli strati di arenaria presenti a poca distanza.

Seconda Guerra Mondiale, 80 anni fa

In questa zona e, soprattutto, lungo il fosso delle Tane ci sono altre grotte tra cui quella con la bella scritta "D.R./1-7/1944" risalente alla seconda guerra mondiale. Forse l'unica scritta di quel periodo ancora leggibile, ricordo che quando era ragazzo molte scritte riferite a quegli anni erano ancora presenti sulle pareti delle Grotte Gialle.

Bibbona fu liberata dall’occupazione nazifascista il 29 giugno 1944. Probabile che questa scritta ricordi il passaggio del fronte avvenuto nei giorni immediatamente seguenti. La Grotta Partigiana, mi piace chiamarla così immaginandomi un utilizzo anche da parte dei partigiani che operarono in zona, si trova lungo l’alveo del Botro del Ferracone poche centinaia di metri verso monte rispetto alle Grotte Gialle, in una posizione più isolata.

La Grotta Partigiana

Il ricordo dell'utilizzo di queste grotte come rifugio per gli sfollati è ancora presente tra la popolazione di Bibbona. Furono utilizzate soprattutto dagli abitanti di Cecina pesantemente bombardata fino al passaggio del fronte. Molte le testimonianze che è possibile trovare in rete riguardo all'utilizzo delle Grotte Gialle come rifugio [link].

In un articolo de Il Tirreno del 2016 [Una storia di guerra sepolta in un rifugio] c'è addirittura una testimonianza oculare della costruzione di una grotta, dalle dimensioni e forma (unico cunicolo con due ingressi) simile alla Grotta B del complesso delle Groppe Gialle come pure alla Grotta Partigiana, presso il Torrente Acquerta posta circa 5 km a nord est di Cecina:

Eravamo sfollati e in quel riparo eravamo almeno cento persone - ricorda Kid -. Vicino al torrente Acquerta c'era un campo di granturco e una collina che in cima terminava con un grosso blocco di tufo. L'ideale per scavare un rifugio sotterraneo. Ci lavorarono molte persone e anche un ragazzino poco più grande di me». Quel ragazzino è Gianfraco Vallini. Classe 1932, appena dodici anni in quel tragico 1944. «In quel rifugio all'Acquerta ci sono stato pochi giorni, perché era scomodo. Eravamo costretti a stare seduti nelle gallerie con la schiena appoggiata al terreno umido e le gambe che toccavano la parete opposta - racconta l'ex geometra -. Insieme a mio padre, però, collaborai alla sua costruzione. Salimmo sulla collinetta che era sopra il tufo e con l'orecchio mi misi ad ascoltare i colpi di piccone di chi lavorava sotto. In quel modo, e con un sistema artigianale formato da quattro canne, riuscii a dare delle indicazioni utili affinché i due lati delle gallerie principali si potessero ricongiungere in un punto». Quando gli operai improvvisati si incontrarono, grazie anche alle indicazioni certosine del futuro professionista cecinese, ci fu una piccola festa. Un fiasco di vino da dividere tra tutti, niente di più.

In effetti la forma e le dimensioni della grotta descritta in questo articolo ricordano molto quelle della Grotta B che, oltretutto, pare per forma e struttura molto diversa dalle più famose Grotte A poste poche decine di metri più ad ovest, che appaiono in effetti più antiche. Che solo la grotta est sia stata realizzata 80 anni fa per essere utilizzata come rifugio per gli sfollati?

Per maggiori informazioni sulla liberazione di Bibbona visita questa pagina: La liberazione di Bibbona

Idioti, ultimi 20 anni

Purtroppo negli ultimi decenni anni l'aspetto esterno delle Grotte delle Tane è stato irrimediabilmente alterato da vandali che hanno inciso forme contorte come i loro cervelli sulla bella, una volta, facciata esterna.

Sempre in questo periodo le buone vecchie "Grotte delle Tane" sono divenute le "Grotte Gialle". In effetti ci può stare ma, per favore, lasciamo i Maya al Messico (mi raccomando in ogni modo non al Perù come erroneamente scritto nell'articolo "Sembra il Perù ma siamo in Toscana! In Provincia di Livorno ci sono le incredibili grotte gialle dei Maya" di Emma Valenti).

Grotte gialle 2010 e 2025 a confronto

Indifferenza, oggi ma anche domani?

Tutta questa zona potrebbe diventare un parco archeo-storico di rilevante interesse raccontando la nostra storia dal lontano paleolitico (che in effetti storia non è) fino alla liberazione d'Italia. Anzi, detto tra noi, l'utilizzo di queste grotte come rifugio per gli sfollati e, forse, per i gruppi di partigiani che operavano in zona sarebbe uno degli aspetti più importante da ricordare.

Inoltre tutta la zona è ancora priva di panelli informativi che potrebbero raccontare cosa i numerosi turisti stanno vedendo ma, anche, suggerisce le corrette forme di comportamento. Basta fare una breve ricerca online per capire che il fenomeno delle grotte gialle è realmente esploso e che quindi in un modo o nell'altro dovrà essere controllato.

Chi le ha realizzate?

Se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui avrete capito che le Grotte Gialle hanno una lunga ed affascinante storia. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, rispondere alla domanda "Chi le ha realizzate?" non è facile.

Homo heidelbergensis può essere escluso: possibile che ai suoi tempi quelle belle pareti di calcarenite non fossero ancora state esposte alla luce del Sole! E poi, in effetti, doveva essere ancora troppo primitivo per concepire una simile cosa.

Scavi archeologici potrebbero dissipare i dubbi legati alla loro origine etrusca. Di sicuro la Grotta Gialla B e la Grotta Partigiana sono state molto probabilmente scavate, o perlomeno pesantemente rimaneggiate, durante la Seconda Guerra Mondiale per farne dei rifugi... infatti tombe etrusche con due ingressi non esistono!

Riguardo le Grotte Gialle A, recentemente ho avuto modo di ascoltare una testimonianza riportatami da una persona della California: sembrerebbe che queste grotte (proprio le famose Grotte Gialle A) siano state scavate durante la Seconda Guerra Mondiale per farne dei ripari per nascondere le "bestie" evitando così il loro rastrellamento da parte delle truppe tedesche. Sto attendendo una resoconto più dettagliato di questa memoria.

Di sicuro alcune di esse esistevano già nel '700 quando furono osservate da Targoni Tozzetti, allora erano usate come porcarecce. Tozzetti suggerisce anche un loro utilizzo come cave per blocchi di Calcarenite, possibile anche se occorrerebbe qui uno studio più approfondito per verificarne gli effettivi impieghi nelle architetture della zona. Ipotesi ardita è che anche alcune opere etrusche nel piano (come le tombe a Tholos lungo il Fosso delle Tane) abbiamo usato blocchi di calcarenite proveniente da questa zona.

Modello VR 3D

Clicca qui modello VR 3D per aprire i navigare il modello VR 3D elle Grotte Gialle A1, A2 ed A3 realizzato da https://www.facebook.com/vrfacile.

Clicca il link modello VR 3D sopra, questa è solo una immagine!

Qui invece puoi navigare una versione multimediale della immagine delle Grotte Gialle: link

Come raggiungerle

Negli ultimi anni le grotte gialle sono diventate meta di numerosi turisti grazie alle escursioni organizzate nel periodo estivo ed alle numerose recensioni online di cui sono oggetto.

Il sito è raggiungibile tramite sentieri non ancora organizzati ma facilmente fruibili. Raggiungerle è molto semplice (fate riferimento alla mappa dei luoghi all'inizio di questa pagina):

  • Prendere la SP14 del Paratino provenendo da Via della Camminata
  • Una volta raggiunta l'Azienda Agricola Mancini, dopo circa 800 mt, svoltare a destra prendendo la Via vicinale delle Tane
  • Procedere per circa 1,6 km fino a raggiungere uno slargo dove parcheggiare
  • Per raggiungere le Grotte Gialle è necessario percorrere il sentiero che parte dal parcheggio per circa 2,1 km tenendo sempre la destra ovvero costeggiando il Botro Ferracone
  • Le grotte di Bisecco invece si trovano circa 200 mt oltre il parcheggio sempre sulla Via vicinale delle Tane

On-line si trovano molte descrizioni su come raggiungerle: questo è il nostro suggerimento (non utilizzate Google maps):



Pubblicazioni, video ed altre comparsate delle Grotte Gialle

Tesori Sotterranei, Speciale Tg1

Le Grotte Gialle ospite della puntata di domenica 8 dicembre 2024 di Speciale Tg1 “Tesori Sotterranei” di Patrizia Angelini. La puntata è stata vista da ben 610.000 spettatori.

Testimonianze di insediamenti prestorici e di antiche civiltà nell’estrazione di minerali, ma anche la narrazione del passaggio dei templari e di Leonardo Da Vinci come nelle grotte di calcarenite a Bibbona o nei sotterranei delle Fortezze di Livorno costruite sopra la roccia sedimentaria di pietra panchina.

Qui il link al video (Bibbona dal minuto 20 circa): Tesori Sotterranei, Speciale TG1

Marco Andrenacci
Glauco Baldassari

111 luoghi delle Maremme che devi proprio scoprire, di Irene Pellegrini

Da poche settimane è disponibile nelle librerie il nuovo volume [1] della collana "111 luoghi..." dedicato alle "Maremme".Abbiamo ben 3 luoghi bibbonesi: i Tomboli "La costa degli Etruschi anche a quattro zampe", California dreamin' "Non è l'America, ma quasi" e Grotte Gialle "Homo sapiens, etruschi e tombaroli"

Maremma o maremme? La Maremma, per consuetudine, si fa corrispondere alla provincia di Grosseto, ma il termine “maremma” indica un paesaggio geografico e, in un modo tutto suo, culturale; sarebbe dunque opportuno parlare di “maremme” del Centro Italia (dalla foce del fiume Cecina fino ai Monti della Tolfa). È proprio la pluralità a rendere unico questo territorio, che l’autrice ha attraversato a piedi raccogliendo 111 storie, vite e meraviglie.
111 luoghi delle Maremme

Piero Pelù e le Grotte Gialle

Presentato in anteprima Fuori Concorso alla 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia “Piero Pelù. Rumore dentro”, il racconto intimo diretto dal regista Francesco Fei su un capitolo cruciale nella vita dell’icona del rock italiano Piero Pelù.

Come potete vedere dall'immagine qui sotto alcune scene sono girate presso le nostre Grotte Gialle.

Qui la press release: press release, qui il trailer con anche le nostre Grotte Gialle: il video

Dal film PIERO PELÙ. RUMORE DENTRO di Francesco Fei (1).jpg

Bibliografia

[1]: Atti della XXIII Riunione Scientifica "Il Paleolitico inferiore in Italia", Firenze 7-9 maggio 1980, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, link

[2]: I primi abitanti d'Europa, 1.500.000 - 100.000 anni, Mostra Realizzata con la collaborazione della Regione Lazio, Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini", Marzo-Luglio 1984, link

[3]: Note illustrative della Carta Geologica d'Italia alla scala 1:50000, foglio 284 Rosignano Solvay, 2016, link

[4]: Carta geologica dell'Appennino Settentrionale, link

[5]: Strani coni nell'oasi 'Giardino' di Riparbella (Pisa, Italy) a cura di Luigi Bagagli, Massimo Magni, Piero Pistoia e con la collaborazione di Enrico Bonino geologo-paleontologo e ricercatore esterno presso l’Università di Liegi [link].

[6]: Il Quaternario della Toscana costiera, Giovanni Boschian, Alessandro Bossio, Barbara Dall’Antonia, Renzo Mazzanti, Studi costieri - 2006, link

[7]: Carta archeologica dei comuni di Bibbona e Casale Marittimo, Elena Genovesi

[8]: Il potenziale di applicabilità delle unità stratigrafiche a limiti incomformi nella cartografia geologica del Quaternario: l'esempio della fascia costiera compresa tra Livorno e Piombino (Toscana, Italia), G. Sarti, R. Guidi, 2005, link

[9]: L’ultimo antenato, di Giorgio Manzi e Fabio Di Vincenzo, Le Scienze agosto 2011, link

[10]: The Lower-Middle Pleistocene succession of the Coastal Tuscany (Central Italy): new stratigraphic and palaeoecological data based on the ostracod fauna, Barbara Dall’Antonia, Alessandro Bossio, Renzo Mazzanti, 2005, link

[11]: Passi di Memoria, 18 percorsi a piedi tra i luoghi delle stragi nazifasciste nella valli del Cecina e del Fine, 2024, ANPI ed ISTORECO.

[12]: Locandina Mostra Caprone di Bibbona, 2005, link

[13]: Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana: per osservare le produzioni naturali, e gli antichi monumenti de essa, Volume 4. Giovanni Targioni Tozzetti, Editore Stamperia imperiale, 1752, link

Appendici

Carta archeologica dei comuni di Bibbona e Casale Marittimo

Qui le schede sulle grotte della macchia del felciatello tratte da Carta archeologica dei comuni di Bibbona e Casale Marittimo [7]: Grotte Gialle (Scheda B 45)

Il primo settore è quello che si apre in un fronte roccioso di arenaria lungo oltre 42 metri che corre in parallelo al Fosso delle Tane. In questo settore è stato possibile individuare 5 tombe oltre ad una cavità sulla cui identificazione come tomba occorre prudenza. La prima, staccata una decina di metri dalle altre, alla base del costone, conserva un dromos largo tra gli 85 e i 63 cm, per 1,8 metri di lunghezza con andamento in pendenza. La lettura della planimetria della camera appare compromessa dai fenomeni di smottamento che hanno causato una grande quantità di detrito roccioso, la profondità apprezzabile è comunque di almeno 2,5 metri. Quattro tombe, vicine tra loro, presentano una planimetria similare con ingresso quadrangolare che immette in una camera divisa in due vani da un semipilastro che costituisce una parete divisoria tra due ambienti. La planimetria di queste quattro tombe sembrerebbe poter ricondurre a modelli volterrani e del territorio volterrano di età arcaica.

Grotte di Bisecco (Scheda B 46)

Il secondo settore della necropoli è ubicato lungo il versante settentrionale della via vicinale delle Tane, in corrispondenza di una piccola ansa del Botro Bisecco. In questo settore sono state individuate 3 tombe scavate nei livelli di roccia affiorante: le prime due appaiano come due grandi cavità di forma irregolare parzialmente ingombre di detriti da crolli, mentre una terza sembra presentare un dromos non accessibile a causa della vegetazione.

Strani coni nell'oasi 'Giardino' di Riparbella

La descrizione dei tre cicli riporta in alto è tratta dal documento divulgativo intitolato Strani coni nell'oasi 'Giardino' di Riparbella (Pisa, Italy) [4].

Il documento tratta l'area di Riparbella, comunque la vicinanza con Bibbona ci permette di estendere la maggior parte dei concetti al territorio bibbonese. In appendice un estratto del documento.

La geologia della zona costiera della provincia di Livorno rientra nei cicli sedimentari del Pleistocene della Toscana costiera dovuti ai movimenti tettonici distensivi post-orogenetici e ai ritmi delle glaciazioni a partire dalla Gunz.
Il Pleistocene nella Toscana costiera inizia con un abbassamento tettonico del territorio durante la glaciazione Gunz (circa 2 milioni di anni fa): il mare entra nella terra ferma con la Trasgressione del Calabriano o del Santerniano-Emiliano, avvenuta appunto 1.82 maf, sopra le formazioni precedenti in un 1° ciclo sedimentario. Vengono depositati i Calcari sabbiosi di Montescudaio.
Questa formazione chiude il ciclo con una regressione nell’Emiliano finale, poco più di 1.5 milioni di anni fa.
Successivamente sempre nella glaciazione Gunz si ha un ulteriore abbassamento tettonico della zona di più limitata portata per cui il mare rientra (inizio 2° ciclo con la trasgressione Siciliana, circa 1.5 maf) spingendosi nuovamente verso est ma in misura minore della precedente trasgressione. Si ricopre la parte occidentale dei Calcari di Montescudaio con pochi metri di sedimento, dove possono trovarsi ancora “ospiti freddi”, mentre il ciclo si esaurisce nel Siciliano inferiore.
Il 3° ciclo inizia alla base del Siciliano superiore circa 1.2 maf per innalzamento del livello del mare provocato dall’interglaciale caldo Gunz-Mindel. Il mare entra sopra i depositi dei cicli precedenti (Trasgressione Gunz-Mindel) e oltrepassa i depositi del Siciliano inferiore procedendo sopra i calcari sabbiosi di Montescudaio. Si depositano ora i Conglomerati, le calcareniti e sabbie della formazione di Bibbona, di mare più caldo, con probabilità di uscita dal Mediterraneo degli “ospiti freddi”. Il ciclo si esaurisce alla fine del Siciliano superiore per regressione del mare nel glaciale Mindel, poco meno di 1 milione di anni fa (0.781 maf basandoci sui Cicli Astronomici), segnando la fine del Pleistocene inferiore e inizio Pleistocene medio.
Il Pleistocene medio inizia così 0.781 maf con la trasgressione dovuta all’interglaciale Mindel-Riss sopra la parte occidentale della Formazione di Bibbona, modellando un ampio terrazzo marino sul cui orlo verso terra si depositano conglomerati di delta fluviale detti Conglomerati di Bolgheri. Così, topograficamente al di sopra della formazione di Bibbona, si situano i Conglomerati di Bolgheri del secondo Pleistocene che nel nostro caso stanno alla sommità dei bassi dossi (H max=80m), anche se a versanti ripidi, che accompagnano il percorso.
Il limite fra Pleistocene medio e superiore è posto oggi a 0.126 maf in corrispondenza della Trasgressione del Tirreniano con faune a Strombus bubonius “immigrato caldo” da Sud per il notevole riscaldamento delle acque nella fase di massima dell’interglaciale RISS-Wurm. Il Pleistocene superiore però non risulta presente nella zona in studio.

La figura seguente, tratta dal precedente documento, mostra la successione dei vari depositi nei pressi di Riparbella.

Esempio di sezione longitudinale nei pressi di Riparbella, (4)
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